Il capriolo piccolo s’è perso

AtelierD
Il capriolo piccolo
s’è perso,
gemono rami ed erbe
al suo gran pianto,
forse lo trova il lupo,
forse la madre

Umberto Piersanti

Nel folto dei sentieri, Marcos y Marcos

illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD

Occhi cielo di Kiev

AtelierD
Occhi cielo di Kiev
E chiare sono le lacrime
Sugli occhi cielo di Kiev
Si cristallizza il pudore
nel dolore
E il ricordo
E i figli della patria
E le case occupate
E la fame
E i giovani senza gioventù
E senza arti
I lupi sono entrati da tempo
E la Moscova scorre
E straripa
E tante tante E
che sanno congiungere
Il dolore sotto il cielo di Milano
Chiedete a chi ha carne lontana
cosa sia la ferita della guerra
Tdr@ Agnese Coppola
Opera collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro

Farfalla

AtelierD
FARFALLA
Per questo amore radicato nelle tue parole d’arnica,
che mi guariscono da febbre e brividi
della paura, per quel tuo sguardo di notturno
cielo e il vibrato che rende la tua voce un canto,
giuro che darei il cuore, che non ho più
vorrei tornare indietro al tempo
in cui credevo che Dio fosse le mani
di un uomo che mi teneva fuori
dal silenzio ‒ da cui fuggivo come
un cane mendicando una carezza ‒, credevo vero eterno necessario
il centro del dolore in cui trovavo
casa dopo la foga degli abbracci,
invece la terra è franata tante volte
un nome dietro l’altro, mi ha costretta
a guardare in una falda d’acqua
il mio riflesso abbacinato
da un’infanzia inconcludente
vorrei amarti come avrei potuto
quando i fianchi erano prestati al rischio degli spigoli più arditi, prima che le unghie
delle mani da dolci attraversassero
la stagione della cura lasciando segni carsici
da qui al mio futuro, che ora è sordo
muto cristallizzato, una farfalla
dentro l’orrore bianco di uno scrigno,
immacolato di intenzioni.
Silvia Rosa
[da TEMPO DI RISERVA]

illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD

Congedo del viaggiatore cerimonioso

AtelierD

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio)’ confidare.
(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento
Giorgio Caproni

Illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD
( 🖼Fred Calleri)

Abbandonabile …

AtelierD
Ho capito di essere una persona abbandonabile.
Non nel senso che non posso evitare l’abbandono, che mi è ovvio fin da bambina. Ma che lo considero una possibilità imminente e talvolta auspicabile. Un tempo pensavo di essere una che abbandona facilmente.
Ora so che, anche se con dolore, sono abbandonabile.
Voglio dire che quando sento che non ci sono le condizioni per incontrarsi davvero, per intendersi senza troppa fatica, «abbandonami» è un invito liberante.
Non è obbligatorio tenermi, frequentarmi è facoltativo.
E questo dà molta leggerezza e grazia all’incontro.
Come fanno le libellule e forse i volatili in genere. Può far molto male all’inizio, può atterrare ma poi piano piano si sente che sopra la testa e tutt’intorno si allarga un grande spazio libero. C’è piú sfondo e un sentore appena accennato di nuove possibilità. L’odore è l’esatto opposto dell’odore di bruciato. Un profumo fresco di bucato appena steso, di pavimento appena spazzato e poi lavato. Con cura.
Con le finestre aperte.

Chandra Candiani da ‘Questo immenso non sapere’
Illustrazione digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD
(📷personale + 🖼 William-Adolphe Bouguereau)

Insinuarti nelle dolci pieghe…

AtelierD
Insinuarti nelle dolci pieghe
della mia trincea, cercando
di fare poco silenzio, di non
annegare, naufraga di troppo
splendore. E dove, scivolando
la mano, finiva la pelle, io poi
gravavo col palmo nel freddo
dell’aria e dicevo “Vedi?
Finisco. Come puoi amare il finito?
Se mi oltrepassi tu perdi”.

Ma poi coglievi le mie mani
disperse nell’aria,
e come a fare verso dicevi
“Vedi? Continui. Se navighi
intorno al tracciato poi torni”
E via a riportarmi sui miei fianchi
come per farmi capire che esisto
e che ogni altra cosa dovrebbe
contare meno che questo.
E bastava guardarti per farti
capire che ogni altra cosa per me
contava davvero meno che questo.

Tranne la morte,

e forse che stasera
sei bella da ammutolire
.
(Riccardo Delfino)

da Il sorriso adolescente dei morti
Rp libri
illustrazione collage fotografico digitale Dina Carruozzo Nazzaro per AtelierD

La vita allora…

AtelierD
La vita allora…
Penso che ho solo questa.
E’ stato bello,
pensare, progettare, costruire, sognare
andare perdersi tornare. Quanti verbi
ha il mondo.
Fra le miriadi di pianeti e di stelle
essere proprio qui
nati e vissuti dentro questo cielo
qui, con i piedi poggiati su un punto
della terra, ora, con il passato pieno
di tutti i miei errori.
Mariangela Gualtieri

illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro
(Emil Nolte + Olga Grigorieva)
AtelierD

Stelle smarrite

AtelierD
STELLE SMARRITE
Perché siamo solo stelle smarrite
non indichiamo strade
perché ci siamo già noi perdute
non ancoriamo sogni
brilliamo sole e silenziose
offuscate dai bagliori di questi strani mondi
troppo grandi per noi e non nostri
spegnendoci piano piano
fin quando arriva il giorno.
Dina Carruozzo Nazzaro
AtelierD

(illustrazione digitale ritaglio 🖼 Spirit of the Night
John Atkinson Grimshaw)