Farfalla

AtelierD
FARFALLA
Per questo amore radicato nelle tue parole d’arnica,
che mi guariscono da febbre e brividi
della paura, per quel tuo sguardo di notturno
cielo e il vibrato che rende la tua voce un canto,
giuro che darei il cuore, che non ho più
vorrei tornare indietro al tempo
in cui credevo che Dio fosse le mani
di un uomo che mi teneva fuori
dal silenzio ‒ da cui fuggivo come
un cane mendicando una carezza ‒, credevo vero eterno necessario
il centro del dolore in cui trovavo
casa dopo la foga degli abbracci,
invece la terra è franata tante volte
un nome dietro l’altro, mi ha costretta
a guardare in una falda d’acqua
il mio riflesso abbacinato
da un’infanzia inconcludente
vorrei amarti come avrei potuto
quando i fianchi erano prestati al rischio degli spigoli più arditi, prima che le unghie
delle mani da dolci attraversassero
la stagione della cura lasciando segni carsici
da qui al mio futuro, che ora è sordo
muto cristallizzato, una farfalla
dentro l’orrore bianco di uno scrigno,
immacolato di intenzioni.
Silvia Rosa
[da TEMPO DI RISERVA]

illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD

Congedo del viaggiatore cerimonioso

AtelierD

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio)’ confidare.
(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento
Giorgio Caproni

Illustrazione collage digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD
( 🖼Fred Calleri)

La luna, dalle case popolari

AtelierD
La Luna, dalle case popolari,
somiglia a un buco; a un pozzo; a qualche sbaglio
edilizio – e se a volte è più lontana
è perché tu non mi dici cos’hai
quando ti parlo (e tu non parli mai).

Gabriele Galloni

illustrazione digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD

In che luce cadranno

AtelierD

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile:
sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci
con una mano – e l’altra all’Invisibile.
Gabriele Galloni

illustrazione digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD

È difficile…

AtelierD
È difficile dare voce a certe parole,a certi verbi, difficile scegliere, raccontare, raccontarsi.
Se sono vere non si possono vedere, sono intime, segrete.
É come se esternandole, scrivendole, dandogli grafia o suono le svilissi e in qualche modo le sciupassi.
E usandole troppo o buttandole lì a caso si inflazionazzero, si abusassero.
Troppo chiacchiericcio diventa noioso, vuoto, impoverisce.
Bisogna sentirle dentro. Sentirle sbattere, viverle, ingoiarle fino in fondo.
Proteggere il loro frullarti dentro come fossero ali delicate di farfalla.
Ali delicate che a volte sbattendo possono anche farti male.
(Dina Carruozzo Nazzaro)

illustrazione digitale Dina Carruozzo Nazzaro AtelierD